Sommario del fascicolo undici
05 Agosto 2026
La cadenza quadrimestrale di Accademia colloca il secondo fascicolo annuale nel periodo estivo; periodo di vacanze e di viaggi, ed appunto al viaggio invitano i contributi presenti nella sezione Osservatori che, seguendo il filo conduttore della formazione dei giuristi, conducono il lettore in un percorso attraverso vari paesi e vari continenti: da quelli più vicini, ma ciò nonostante forse meno conosciuti, a quelli oltreoceano, sino a quelli un tempo identificati come esotici. Le pagine Jihane Benarafa descrivono l’esperienza del Marocco, luogo emblematico di interazione tra tradizione islamica, eredità coloniale e costruzione dello Stato costituzionale, mentre Naiara Posenato ricorda come il Brasile sia rappresentativo dell’esperienza comune all’area latino-americana, segnata dal passato coloniale, dall’affinità linguistica con spagnolo e portoghese, dalla circolazione della letteratura giuridica europea e dall’appartenenza alla tradizione romano-canonica, sottolineando la stretta relazione tra formazione giuridica, costruzione dello Stato e riproduzione delle élites politiche e amministrative. Volgendo lo sguardo al Giappone, Davide Totaro spiega come l’insegnamento del diritto e la formazione delle professioni legali abbiano certamente assecondato il processo di modernizzazione avviato nella metà dell’800, ma considera le criticità determinate dalla riforma del sistema giustizia che, dopo la Costituzione del 1947, è stata varata ai primi del secolo, secondo un modello fortemente influenzato dall’esperienza statunitense. Da ultima, ma non certo per ultima, la complessa realtà della Cina nella quale, come ben illustra Valentina Lunesu, la formazione del giurista si è andata sviluppando in una costante dialettica tra apertura internazionale e salvaguardia delle specificità dell’ordinamento nazionale. Per restare in tema di vacanze, l’ampio studio di Angelo Venchiarutti esamina, nella sezione Orientamenti, le decisioni rese dalla Corte di Giustizia sul recesso dal contratto di pacchetto turistico, chiarendone il rilievo e mettendone in luce gli esiti in larga parte recepiti nella nuova direttiva (UE) 2026/1024 pubblicata l’8 maggio 2026, della quale viene attentamente chiarita la portata. Ancora, su una tematica solo all’apparenza ‘vacanziera’ e meno impegnativa, nella sezione Intersezioni, l’intelligente analisi di Geo Magri segue le note del melodramma e conduce a scoprire le modalità attraverso cui il teatro d’opera costruisce e problematizza il rapporto tra donna e giustizia, delineando uno spazio autonomo di riflessione su questioni ancora oggi centrali per la teoria del diritto, quali la vulnerabilità, la pluralità degli ordinamenti, l’abuso del potere, i limiti della neutralità del giudizio e l’insufficienza della tutela formale. Per chi invece voglia approfittare del periodo feriale per letture più tradizionali, le altre sezioni offrono assai ricchi materiali e una pluralità di prospettive. Alle regole delle successioni sono dedicati, nella sezione Confronti, i tre contributi di Arturo Maniaci, Riccardo Omodei Salè e Ilaria Riva che, sviluppando la nozione di procedimento, mettono a fuoco i temi della rinuncia all’eredità e della organizzazione sistematica degli istituti dedicati a risolvere il problema dell’eredità resa vacante da accadimenti che riguardano la persona del chiamato o il titolo della vocazione. Nella medesima sezione, l’analisi colta e ricca di suggestioni di Mauro Di Marzio, passa in rassegna i problemi che si determinano nel mercato digitale. Rispetto a tale mercato Amalia Di Landro, nella sezione Orientamenti, mette a fuoco le comprovate esigenze di tutela dei minori mentre, nella sezione Opinioni, Roberto Bocchini spiega come la normativa europea, segnatamente il Digital Services Act, e la recente giurisprudenza di legittimità portino a far ritenere superato il modello fondato sulla sostanziale neutralità dell’internet service provider rispetto al progressivo affermarsi di obblighi di diligenza, cooperazione e moderazione, la cui inosservanza è fonte di responsabilità. Ancora ad esigenze di tutela del consumatore ha riguardo lo studio che, nella sezione Confronti, Maria Astone dedica alle disposizioni che il d.lgs. n. 212/2025 ha introdotto nel T.U.B. in attuazione della direttiva (UE) 2023/2225, chiarendo come le nuove regole si iscrivano nel disegno di protezione dal sovraindebitamento e di attuazione del principio di prestito responsabile. La riflessione sulla giurisprudenza è, come di consueto, vasta e articolata. Oltre al già menzionato contributo di Angelo Venchiarutti sulle decisioni del giudice europeo, nella sezione Orientamenti, Giulio Biancardi illustra la sentenza Cass. S.U. 28 aprile 2026, n. 11513 sui limiti d’operatività dell’azione di arricchimento in presenza di contratto nullo per contrarietà all’ordine pubblico o frode alla legge, della quale condivide l’esito ma critica alcuni passaggi argomentativi; parimenti critici sono i rilievi formulati da Giuliano Zanchi rispetto al decisum di Cass. 3 febbraio 2026 n. 2262 nella quale, a valle della decisione delle S.U. del 2020, la Prima sezione torna sui requisiti di validità dei contratti IRS. Nella sezione Opinioni, Marina Giandoreggio mette fuoco la questione che Cass. civ., Sez. I, ord. n. 5656/2026 ha rimesso alle Sezioni unite circa la idoneità rella regola dell’adozione in casi particolari ad assicurare una tutela che possa dirsi pienamente effettiva per il minore. Nella medesima sezione Francesca Bartolini, prendendo le mosse da Cass. 25 agosto 2025, n. 23843 e svolgendo un attento raffronto con la giurisprudenza d’oltralpe, fa il punto sul consolidato orientamento in materia di clausola risolutiva espressa, con particolare riferimento al significato del requisito della determinatezza. L’attenzione al presente non deve far dimenticare la storia delle idee ed i suoi protagonisti. In questa prospettiva, nella sezione Intersezioni, Francesco Sangermano ricorda la lezione di Emilio Betti sui contratti agrari, ricca di spunti per la teoria del negozio giuridico ed allo stesso giurista dedica una riflessione Mauro Grondona che coglie il raccordo con il dirigismo corporativo e dunque con l’ideologia politica che Betti aveva condiviso. Le sollecitazioni lanciate dalle acute interviste su ‘verità e diritto’ che Roberto Conti conduce da tempo su Accademia, parte delle quali sono ora raccolte nel volume eponimo, producono frutti: ne offre significativa testimonianza la meditata riflessione che Giuseppe Vettori dedica al tema: «Un diritto quello alla verità, che va rispettato e adempiuto da chi governa, giudica, insegna, indaga il pensiero e illumina la vita». Buona lettura!