Sommario del fascicolo otto
05 Agosto 2025
La scomparsa di Guido Alpa ha segnato profondamente la comunità scientifica. Nella Sezione che apre questo numero agostano, ne offrono concreta testimonianza gli scritti degli amici che, sotto il denominatore comune dell’affetto e dell’ammirazione, mettono in luce con accenti diversi i tratti della persona ed il contributo dato dallo studioso nei diversi campi dell’esperienza giuridica.
Provando a seguire l’esempio di Guido Alpa, Accademia ha inteso privilegiare non soltanto l’attenzione agli accadimenti giurisprudenziali e quindi alle decisioni che riflettono gli interessi di maggior impatto sociale, ma anche il dibattito sui fatti culturali, quali sono i libri anche attraverso i quali acquista consistenza la dimensione del giuridico. Nei mesi appena trascorsi, tre pronunce della Corte Costituzionale hanno affrontato questioni che in diverso modo declinano il tema della filiazione.
Alla sentenza di gennaio che, all’esito della declaratoria di incostituzionalità, ha in definitiva riconosciuto al single la possibilità di procedere all’adozione internazionale, hanno fatto seguito nel mese successivo due decisioni, pressoché coeve. In tali sentenze la Corte, per un verso, ha ritenuto non irragionevole il divieto per la donna single di accedere alla PMA, per altro verso ha invece affermato la irragionevolezza della disciplina legale sulla PMA là dove nega lo stato di figlio della coppia di donne quando una abbia fatto ricorso all’estero a tecniche di procreazione medicalmente assistita e l’altra abbia espresso il preventivo consenso alla PMA della partner e alla correlata assunzione di responsabilità genitoriale.
Temi assai delicati non soltanto rispetto alle singole disposizioni di legge investite dallo scrutinio di legittimità, ma soprattutto in quanto toccano nervi scoperti del sistema, imponendo una riflessione che si sposta a considerare il modello di famiglia nel quale il minore, il cui interesse è l’effettivo perno intorno al quale ruotano le diverse letture, sviluppa la propria personalità.
Si comprende allora come, leggendo nella sezione Orientamenti il vivace dibattito sulla prima sentenza, cui partecipano con ricchezza d’accenti Maria Astone, Emanuele Bilotti, Valentina Calderai e Francesca Cristiani e l’altrettanto vivace dialogo tra Massimo D’Auria e Guglielmo Bevivino sulla seconda coppia di sentenze, si incontrino espressioni – famiglia monoparentale, genitore sociale, madre intenzionale – che tutte rinviano alla formazione sociale alla quale oggi non senza difficoltà si riconduce il lemma famiglia.
La sezione Opinioni offre un vasto panorama. Iolanda Bisceglia illustra la più recente decisione delle Sezioni Unite sul tema, ormai quasi classico, dell’abuso del diritto per frazionamento del credito e mette bene in luce come la soluzione adottata, per effetto della quale lo strumento delle spese di lite viene arricchito di una ulteriore funzione sanzionatoria, costituisca l’esito dell’impegno profuso dalla Corte per districare i nodi sostanziali e processuali determinati dalla vicenda concreta, cercando di pervenire ad un risultato di giustizia sostanziale, fondato su un bilanciamento tra il diritto d’azione e il dovere di lealtà processuale.
Il riferimento alla disciplina delle spese di giudizio torna anche in una interessante decisione di merito: il Tribunale di Firenze nega che sussista la responsabilità processuale aggravata conseguente l’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa, chatGPT, per la redazione di atti giudiziari. Al di là del caso concreto (per la soluzione del quale non viene in considerazione l’AI Act del quale, nel numero quattro di Accademia, è stato illustrato il significato) la vicenda è meno marginale di quanto possa apparire, giacché sembra tristemente annunciare una nuova stagione del ‘fare diritto’, esposta a inquietanti ‘allucinazioni’ del programma; su queste e su altre implicazioni del ricorso all’intelligenza artificiale riferisce diffusamente Fabrizio Calisai.
Elena Bellisario svolge una raffinata ricognizione dei nodi problematici suscitati dalla proposta di nuova rimessione alle Sezioni Unite dell’istituto dell’arricchimento senza causa, mentre Cesare Trapuzzano mette a fuoco i presupposti che dovrebbero consentire alla Pubblica Amministrazione di avvalersi di un altro istituto, l’usucapione, sempre studiato in ambito squisitamente privatistico.
Nelle pagine di Accademia emerge costante il rilievo assegnato alla responsabilità: nella sezione Orientamenti, Teresa Pasquino fa il punto sui tanti aspetti della responsabilità degli operatori sanitari, suggerendo di leggervi un sistema a sé stante nell’ambito della responsabilità civile; nella sezione Opinioni, Viola Cappelli torna a considerare, dopo una recente decisione del giudice di legittimità, il tema del danno da farmaci alla luce di diversi regimi di responsabilità; nella sezione Osservatori, Angelo Venchiarutti nell’offrire l’ormai consueta, intelligente lettura della riviste d’Oltralpe, ferma l’attenzione sull’inserimento nel Code civil, che già conosce il préjudice écologique, di una disposizione normativa che disciplina la responsabilità da «troubles de voisinage».
Assai ricca la sezione Intersezioni. Accanto all’intervista che Mauro Grondona, raccogliendo il testimone da Roberto Conti, conduce sul temaaffascinante della verità, questa volta declinato rispetto all’oblio e alla memoria, ed al sagace contributo che Antonio Albanese dedica al rapporto tra il romanzo e la legge, la Sezione ospita le riflessioni suscitate da due recenti fatti culturali: due libri sui temi dell’obbligazione e del contratto.
Fatti culturali, dei quali si diceva in apertura del Sommario e rispetto ai quali – ad evitare che l’esperienza del diritto si riduca a registrare gli orientamenti della giurisprudenza e le novità del legislatore – debbono essere privilegiate l’attenzione critica e la riflessione consapevole. Entrambe, attenzione e riflessione, segnano i contributi che Carmelita Camardi e Tommaso dalla Massara dedicano al suggestivo libro di Mauro Orlandi, Riduzione.
Diritto senza forza, illustrandone l’idea di fondo – condizione, remissione e pactum de non petendo operano riduttivamente rispetto all’obbligazione – ed esprimendo con un garbato dissenso, un condiviso plauso per la sfida intellettuale.
Sfida che lo stesso autore ripropone nel denso saggio che Accademia è ben lieta di ospitare. Alberto Benedetti, Noah Vardi e Fabrizio Piraino, prendendo le mosse dalle pagine dal libro intervista che gli autori Tommaso dalla Massara e Andrea Nervi, rispondendo alle domande poste da Giuseppe Guizzi, hanno affidato ad un titolo forse provocatorio: Il contratto è politica, analizzano il ruolo che la politica ed il mercato hanno assegnato al contratto: l’accentuazione della politicizzazione del contratto determinata dal diritto europeo, il rapporto tra innovazione tecnologica e contratto con il conseguente effetto della tecnologia digitale sull’organizzazione di mercati ed imprese, la necessità di una nuova dogmatica imposta dalla diverse epifanie del contratto soprattutto con riguardo ai contratti di massa e ai contratti a lungo termine, sono alcuni degli spunti che emergono dalla ‘conversazione’ con gli autori, a conferma che buone letture suscitano buone idee.
Buona lettura!